Lo stato della ricostruzione privata

Abitazioni private ristrutturate

I dati di monitoraggio al 31 dicembre 2016 segnalano avanzamenti complessivamente positivi per la ricostruzione privata. A fronte delle risorse finalizzate (8.016 milioni di euro), la quota di risorse erogate è del 62%. Il 79% dei circa 45.000 interventi definiti è stato concluso. Il ritmo del processo di ricostruzione privata (misurato attraverso la dinamica delle erogazioni) è stato accelerato negli ultimi anni: dalla fine del 2015 alla fine del 2016 le erogazioni relative al canale diretto sono aumentate del 26%.

Si è oggi in grado di prevedere con relativa sicurezza i tempi di completamento fisico (con la certificazione delle agibilità) della ricostruzione privata: il 2023 per l’Aquila e le sue frazioni, il 2025 per i Comuni del Cratere. Il percorso è ancora relativamente lungo ma considerando la complessità del processo di ricostruzione l’avanzamento può essere considerato consistente.

La definizione di L’Aquila come “il più grande cantiere d’Europa” poggia su dati fattuali: secondo le valutazioni degli Uffici Speciali, nella città di L’Aquila sono aperti 666 cantieri, 56 sono in allestimento, 7.601 sono stati conclusi. Negli altri comuni del cratere e nei comuni fuori cratere, i cantieri aperti sono rispettivamente 686 e 637.

La ricostruzione privata e il suo progressivo completamento è tuttavia solo una pre-condizione (pur essenziale) per il conseguimento dell’obiettivo di far rivivere, con il pieno ritorno dei cittadini, i centri storici, in particolare, per la sua centralità e rilevanza il centro storico di L’Aquila città capoluogo. Perché ciò avvenga occorre che si consegua presto il pieno ripristino dei principali servizi pubblici collettivi (anche a seguito della necessaria accelerazione della ricostruzione pubblica) e, insieme, che sia accompagnato e reso più fluido il processo di rientro delle attività terziarie private.

Per quest’ultimo obiettivo, nel corso del 2016 il CIPE ha finanziato una specifica misura (che prevede incentivi de minimis) volta a consentire che le principali attività (commerciali, professionali, di servizio privato) delocalizzate in seguito al sisma possano trovare condizioni adeguate per il rientro nei centri storici.