Beni culturali ed eventi sismici, a Napoli il confronto su tutela, sicurezza e prevenzione. Fiorentino: “Preservare il patrimonio culturale come leva di attrattività, identità e sviluppo”

Si è svolto a Napoli, presso la Città della Scienza, il seminario di approfondimento “Beni culturali ed eventi sismici: tutela, sicurezza, intervento”, promosso nell’ambito della mostra “Terremoti d’Italia” del Dipartimento della Protezione Civile. L’incontro ha riunito istituzioni, professionisti, mondo accademico e operatori del settore per approfondire il rapporto tra rischio sismico, prevenzione e tutela del patrimonio culturale.

Nel corso dei saluti istituzionali, il Coordinatore della Struttura di missione sisma 2009, Cons. Mario Fiorentino, ha richiamato la necessità di rafforzare il legame tra tutela del patrimonio culturale, sicurezza strutturale e prevenzione, evidenziando come l’esperienza maturata nella ricostruzione post-sisma 2009 rappresenti oggi un riferimento nazionale. L’Abruzzo, classificato in larga parte in zona sismica 1e 2, impone infatti un confronto costante con il rischio sismico, in un contesto nel quale il terremoto del 2009 ha posto una sfida particolarmente complessa: ricostruire in sicurezza senza compromettere l’identità dei luoghi.

“L’esperienza del cratere aquilano – ha sottolineato Fiorentino – ha dimostrato come la tutela non possa essere disgiunta dalla sicurezza. Intervenire su un bene culturale in area sismica significa confrontarsi contemporaneamente con la vulnerabilità strutturale e con la necessità di preservare identità, memoria e valore culturale dei luoghi”. Oltre il 70% del patrimonio edilizio del centro storico dell’Aquila risulta sottoposto a vincolo, un dato che restituisce con chiarezza la complessità del lavoro affrontato.

Nel suo intervento, il Coordinatore ha ricordato come il sisma del 2009 abbia colpito un territorio caratterizzato da una straordinaria concentrazione di beni storici e archeologici, imponendo la necessità di costruire strumenti operativi e modelli di governance capaci di integrare tutela, sicurezza e pianificazione territoriale. In questo contesto, il cratere aquilano si è configurato come un vero e proprio laboratorio di pratiche e soluzioni innovative, fondato sulla collaborazione tra amministrazioni centrali, Uffici speciali, Soprintendenze, enti territoriali e comunità locali. In tale prospettiva il valore strategico dei Piani di ricostruzione, intesi non solo come strumenti tecnici, ma come dispositivi integrati in grado di tenere insieme sicurezza, tutela e visione urbanistica, riconoscendo i centri storici come patrimonio collettivo irriproducibile.

La ricostruzione non è stata interpretata come semplice ripristino edilizio, ma come un processo più ampio orientato alla conservazione dell’identità materiale, spaziale e culturale dei territori. Particolare attenzione è stata dedicata al tema della prevenzione e dell’innovazione tecnologica applicata ai beni culturali, anche attraverso sistemi di monitoraggio strutturale continuo sugli edifici storici, che hanno segnato il passaggio “da una logica di intervento successiva al danno a una cultura della prevenzione capace di anticipare le criticità”.

In conclusione, Fiorentino ha sottolineato la necessità di rendere strutturale la cultura della prevenzione nelle politiche pubbliche, come consolidato anche sul piano normativo dalla Legge quadro 40/2025, evidenziando come il patrimonio culturale rappresenti “non soltanto memoria del passato, ma anche leva di identità, attrattività e sviluppo”.