Governance e prevenzione: l’esperienza della ricostruzione al confronto promosso da INAIL e Formedil
La sicurezza sul lavoro deve essere parte integrante del processo di ricostruzione fin dalla programmazione degli interventi, accompagnandone tutte le fasi, dalla progettazione all’affidamento, fino alla realizzazione e ai controlli. È questo il principio al centro dell’intervento del Consigliere Mario Fiorentino, Coordinatore della Struttura di missione sisma 2009, alla tavola rotonda “Formazione, tecnologia e organizzazione: strumenti reali per la prevenzione”, ospitata oggi nella sede di Formedil L’Aquila nell’ambito della Settimana europea della salute e sicurezza sul lavoro, dedicata al tema “Cultura ed economia della prevenzione”.
Nel confronto, Fiorentino ha richiamato l’esperienza della ricostruzione post-sisma del 2009 come occasione di riflessione sulla gestione di processi complessi, che coinvolgono istituzioni, amministrazioni, imprese e professionisti. In questo contesto, la prevenzione non può limitarsi alle misure adottate nei singoli cantieri, ma deve trovare continuità nelle decisioni che precedono l’apertura dei lavori e nella loro attuazione, attraverso un coordinamento capace di mantenere chiari gli obiettivi e le responsabilità dei diversi soggetti.
Questa esigenza di raccordo istituzionale trova un esempio concreto, pur in un ambito distinto da quello della salute e sicurezza sul lavoro, nel Protocollo di legalità sottoscritto all’Aquila il 9 settembre scorso, che coinvolge le quattro Prefetture abruzzesi, la Struttura per la prevenzione antimafia, la Struttura di missione e gli Uffici speciali per la ricostruzione, perseguendo la finalità di prevenire le infiltrazioni criminali e a rafforzare i controlli sulla filiera della ricostruzione, attraverso la collaborazione tra amministrazioni e la condivisione di strumenti di verifica e tracciabilità.
Come evidenziato dal Coordinatore, sicurezza, legalità e qualità dell’esecuzione, pur restando ambiti distinti, concorrono alla qualità complessiva degli interventi e richiedono responsabilità definite, controlli adeguati e collaborazione lungo tutta la filiera. A questa dimensione organizzativa si affianca quella delle competenze. La formazione non può essere considerata soltanto un adempimento, ma deve accompagnare l’evoluzione dei cantieri e le trasformazioni del lavoro, affinché le professionalità coinvolte siano in grado di riconoscere i rischi e affrontarli con consapevolezza. La prevenzione diventa così una responsabilità condivisa da istituzioni, imprese, professionisti, organismi di formazione e parti sociali.
Anche l’innovazione tecnologica può contribuire a questo obiettivo. La digitalizzazione e strumenti come la Banca Dati della Ricostruzione favoriscono la disponibilità e la condivisione delle informazioni, il monitoraggio degli interventi e il supporto alle decisioni. La loro efficacia dipende, tuttavia, dalla capacità di integrarli nell’organizzazione e nelle procedure: la tecnologia è uno strumento a servizio della prevenzione, non un sostituto delle competenze e delle responsabilità delle persone. È dall’integrazione tra organizzazione, formazione e innovazione che può derivare una maggiore coerenza tra gli indirizzi generali e la loro applicazione concreta, evitando che la sicurezza resti un principio dichiarato senza pieno riscontro nell’attività quotidiana.
L’esperienza maturata nella ricostruzione pone inoltre una responsabilità che va oltre i singoli interventi: trasformare le conoscenze acquisite in un patrimonio condiviso e trasferibile. In questa prospettiva si inserisce la legge quadro n. 40 del 2025 in materia di ricostruzione post-calamità, che offre un riferimento comune per le esperienze future. Non si tratta di riprodurre ovunque un unico modello, ma di valorizzare quanto appreso e renderlo disponibile anche in diversi altri contesti.
Il richiamo assume un significato particolare nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura. La cultura non riguarda infatti la sola conservazione e valorizzazione del patrimonio, ma anche la capacità di trasmettere conoscenze, costruire consapevolezza e trasformare l’esperienza in responsabilità collettiva. Promuovere una cultura della prevenzione significa fare in modo che il valore attribuito alla sicurezza trovi riscontro nelle scelte quotidiane, nell’organizzazione del lavoro e nella qualità degli interventi. Anche questo può essere un modo di restituire valore all'esperienza vissuta: farne un patrimonio che renda più sicuri i cantieri di domani.