Scomparso Daniele Kihlgren, da Santo Stefano di Sessanio una lezione per i borghi dell’Abruzzo

Il Coordinatore della Struttura di missione, Cons. Mario Fiorentino, esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa di Daniele Kihlgren, amico, imprenditore e fondatore di Sextantio, al quale si deve il recupero e la valorizzazione di una parte significativa del borgo di Santo Stefano di Sessanio, divenuto nel tempo uno dei simboli dell’Abruzzo nel mondo.

Nato in una famiglia di imprenditori del cemento, Kihlgren ha scelto una strada diversa, investendo nella pietra, nel recupero e nella conservazione, secondo una filosofia precisa: restaurare senza cancellare la memoria. Da quella intuizione è nato Sextantio, un’esperienza conosciuta ben oltre i confini dell’Abruzzo e dell’Italia, ma anche un nuovo volto del borgo di Santo Stefano di Sessanio.

«Daniele ha avuto una capacità non comune di riuscire a osservare gli spazi al di là dell’orizzonte, oltre il giardino – ricorda Fiorentino – Ha saputo vedere un futuro là dove molti vedevano solo case abbandonate, pietre e un paese destinato lentamente a svuotarsi e a morire. E ha precorso i tempi, intuendo che i piccoli paesi dell’Abruzzo non avevano bisogno di essere trasformati in qualcosa di diverso per tornare a vivere: la loro forza poteva essere proprio ciò che erano riusciti a essere e conservare.

Daniele era, prima ancora che un imprenditore, un uomo capace di inseguire un’idea e progettare il futuro. Un uomo che ha avuto il coraggio di andare controcorrente, di allontanarsi, almeno in parte, dalla cultura che aveva segnato il suo stesso ambiente di provenienza e che per decenni aveva identificato nella crescita economica e nella modernizzazione del territorio una delle proprie espressioni più evidenti. Lui ha scelto un’altra strada: non costruire qualcosa di nuovo, ma riconoscere il valore di ciò che già esisteva; non sostituire, ma recuperare; non cancellare le tracce del tempo, ma farne la materia stessa di un progetto per il futuro.

È stato, in questo senso, un uomo capace di guardare oltre l’ostacolo e di trasformare un’intuizione in una visione. Ha scommesso su un luogo quando quella scommessa poteva apparire difficile da comprendere e ha dimostrato che un borgo apparentemente fuori dal tempo possa diventare il punto di partenza per una nuova idea di futuro. Non un futuro costruito contro la storia, ma dentro la storia.

Ho avuto modo di incontrarlo e scambiare idee più volte, l’ultima solo pochi giorni fa a Roma, e ho avuto il privilegio di conoscere un uomo che non aveva smesso di progettare, immaginare, cercare nuove strade e condividere, con grande generosità, le proprie. La sua esperienza ha anticipato una consapevolezza che oggi è centrale: ricostruire non significa solo ripristinare ciò che è stato perduto, ma restituire ai luoghi la possibilità di tornare a vivere senza cancellarne l’identità. Daniele Kihlgren ha guardato quelle pietre e ha visto una possibilità. Ha creduto che un borgo potesse tornare a vivere senza smettere di essere se stesso. E quella visione, oggi, appartiene non soltanto a Santo Stefano di Sessanio, ma a tutti quei luoghi dell’Abruzzo e del nostro Paese che cercano un futuro senza rinunciare alla propria identità.

Per questo vorrei che tra le pietre di Santo Stefano di Sessanio rimanesse anche un segno concreto, oltre il suo modello di ospitalità, della sua presenza, del suo lavoro e della sua generosità. Sarà mio impegno personale fare in modo che quel progetto possa diventare realtà, perché il modo più autentico di ricordarlo è lasciare che il luogo al quale ha dedicato gran parte della sua vita continui a parlare di lui come testimonianza per il futuro.

Resta Santo Stefano di Sessanio, resta Sextantio e resta il segno e il sogno che alcuni luoghi possano tornare a vivere senza smettere di essere ciò che sono stati».